PATASSINI “Le imprese vanno messe in condizioni di avere assistenza dal sistema bancario”

L’intervento dell’On. Patassini durante la discussione della mozione Meloni ed altri n. 1-00179 concernente iniziative in materia di riforma del credito e del sistema di vigilanza bancaria, a tutela dei risparmiatori e per la salvaguardia della sovranità economica nazionale nell’ambito dell’Unione Europea.

Resoconto stenografico

TULLIO PATASSINI (LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, colgo l’occasione, per suo tramite, della sollecitazione dell’onorevole Fregolent per dire che noi siamo una grande Italia e vogliamo una grande Italia in Europa e questa grande Italia ha saputo dimostrare e sta dimostrando, in quest’anno, di essere un elemento innovatore e fondante dell’Europa che sarà.

Questa mozione dovrebbe parlare di sistema, di stabilità, di finanza, ma una finanza che si rispetti parte dai risparmiatori, parte da quei risparmiatori che sono stati bistrattati negli ultimi anni, quei risparmiatori che si sono trovati dalla sera alla mattina, perché ce lo chiedeva l’Europa, perché ci chiedevano il bail-in, senza un euro nei loro conti. Questa è la verità! Poi, possiamo parlare di quello che vogliamo, nonostante questo attacco al risparmio italiano che, voglio ricordarlo, è garantito dall’articolo 47 della Costituzione, perché “la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito” e gli italiani, che la Costituzione la rispettano e la amano, sono tra i più grandi risparmiatori al mondo. Noi italiani abbiamo depositati, nonostante le perdite di questi anni delle banche di cui parleremo dopo, 4.374 miliardi di euro, che sono nei conti correnti, che diventano 9 miliardi di euro se a questi si aggrega anche l’immenso e importante patrimonio pubblico.

Evitiamo di attaccare i risparmiatori perché i risparmiatori vanno difesi e noi in legge di bilancio – legge di bilancio 2018 e bilancio 2019 – abbiamo previsto 1,6 miliardi per far recuperare quello che i risparmiatori hanno perso, perché senza risparmio non c’è credito e senza credito le imprese non possono sviluppare un’Italia importante e grande così come la vogliamo. Infatti, è evidente che nel sistema bancario in questo momento c’è liquidità ma le imprese devono essere messe nelle condizioni di poter prosperare e avere l’assistenza del sistema bancario. Dunque, per le imprese abbiamo previsto incentivi e abbiamo previsto forme di incentivo nel “decreto crescita”, nel “decreto semplificazione” e anche nella legge di bilancio, perché prima di tutto facciamo venire alle imprese fame e sete di credito e poi assorbiamo questa fame e sete di credito perché vogliamo un’Italia che cresca, vogliamo un’Italia che cresca attraverso i suoi marchi storici, attraverso le imprese e quei marchi storici che tuteleremo sia con un apposito disegno di legge, già incardinato in Commissione, sia con la risposta al “decreto crescita”.

Le banche, dal canto loro, se hanno liquidità devono essere messe in condizioni di erogare credito, perché le nostre banche, a differenza delle banche grandi, importanti e sistemiche che si sono riempite di derivati, in questi anni hanno sostenuto l’economia reale. Questo è l’aspetto fondamentale! I derivati sono delle banche tedesche e delle banche francesi, cioè delle banche che, guarda caso, il Partito Democratico aveva preso a modello come oggetto e come occasione a cui tendere. Noi non vogliamo un’assenza di regole, ma vogliamo regole adatte al sistema Italia perché, in questo momento, non possiamo permettere che un vestito inadatto all’Italia blocchi lo sviluppo dell’Italia stessa.

Abbiamo previsto e innovato le riforme delle banche di credito cooperativo, perché le banche di credito cooperativo erano un altro asset dell’Italia che era diretto verso altri Paesi. Le banche di credito cooperativo oggi, vicine ai piccoli, agli artigiani e alle famiglie risparmiatrici, sono state tutelate, tutelate; le holding o le capogruppo, come si dicano in senso tecnico, non sono scalabili e sono in mano al patrimonio degli italiani. Banca d’Italia, è vero, poteva fare molto, molto di più. Per questo il nostro obiettivo è intervenire sulla governance, con nuove regole, per rendere la Banca d’Italia aggiornata e a questo punto vorrei tranquillizzare l’onorevole Zanettin sulla questione dell’oro. Signori, l’oro non si spedisce in Europa o in Germania con una circolare o con un decreto: l’oro è degli italiani e penso che questa cosa debba esservi chiara. Quindi, ringrazio l’onorevole Claudio Borghi per aver presentato questo provvedimento; riporteremo l’oro, ancorché ancora adesso l’oro sia italiano, nella proprietà dello Stato, perché l’oro è semplicemente detenuto dalla Banca d’Italia come qualunque correntista ha un conto in una banca. L’oro è degli italiani e noi vogliamo solo evitare che l’oro venga girato da qualche parte e che prenda il volo, perché per noi non è questione di aprire e non riaprire accordi: è semplicemente la questione di restituire agli italiani ciò che è nostro. Poi, è chiaro: l’oro è una riserva, l’oro è una ricchezza: non facciamo come gli 80 euro di Renzi. Scusate, 30 miliardi di euro che sono stati…

Concludo dicendo che la BCE ha un compito più importante a nostro avviso: non deve essere il guardiano dello spread o quello che controlla il meteo come controlla lo spread. Potrebbe essere invece un prestatore di ultima istanza per gli Stati membri per finanziare grandi opere strategiche perché guardiamo prima di tutto allo sviluppo prima della stabilità.

Per questo voteremo convintamente, come abbiamo sempre fatto, la mozione Molinari, D’Uva

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